Boom delle Università Telematiche: in aumento le immatricolazioni
- informageu
- 1 mar 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 1 mar 2025
In tutta Italia il 13% dei laureati giunge dalle università telematiche. Un’ascesa destinata a diventare parossistica grazia alla capillarità delle sedi degli Atenei Digitali e alle possibilità che gli stessi offrono sotto molteplici prospettive. Studiare Ovunque e in Qualsiasi Momento, laurearsi anche in costanza di attività lavorativa, risparmi e agevolazione finanziarie, ampia scelta di percorsi di laurea, iscrizioni flessibili e supporto continuo. Questi sono alcuni dei vantaggi che le Università Telematiche mettono a disposizione dei tanti studenti che per vari motivi non avrebbero altrimenti accesso al percorso di laurea desiderato. Sono partiti da questa premessa Marco Bassani, professore di storia delle dottrine politiche dell'Università telematica Pegaso e Carlo Lottieri professore associato di filosofia del diritto presso il Dipartimento di Scienze giuridiche di Verona, che hanno organizzato il convegno “Università tradizionali e telematiche. Perché una guerra non ha senso”, in corso alla Camera. Negli anni del Covid - è stato detto durante il convegno - si è registrato un + 410 per cento delle immatricolazioni alle telematiche «e questo deve fare riflettere». Secondo una recente indagine della Fondazione Einaudi, oggi gli studenti degli Atenei. telematici sono per lo più lavoratori che vivono nel Mezzogiorno, l'area del Paese in cui più si avverte l'esigenza di migliorare il capitale umano. Oltre a questo, in Italia ci sono circa 18 milioni di diplomati che non hanno alcun tipo di istruzione terziaria. A oggi, gli atenei telematici - è emerso - intercettano le esigenze di quasi 250 mila persone, ossia il 13% del totale studenti universitari italiani, senza gravare sui conti pubblici (perché le risorse provengono dalle rette versate dagli studenti) e proponendo una realtà universitaria più varia, plurale e in grado di rispondere alle richieste di segmenti diversificati del corpo studentesco. “Per affrontare le sfide dell'istruzione, è fondamentale adottare un metodo innovativo che metta al centro la massima autonomia degli istituti, al fine di favorire l'emergere di strumenti didattici e progetti educativi adattabili alle mutevoli esigenze degli studenti e alle richieste del mercato del lavoro. È anche essenziale promuovere una cultura che valorizzi la competizione tra atenei, in generale, e tra istituti tradizionali e telematici, così da arricchire l'offerta formativa e preparare gli studenti e i manager a un futuro sempre più dinamico e globale”, ha detto Marco Bassani.
Riconoscere il ruolo sociale delle telematiche significa rispondere alle aspettative di chi non ha potuto laurearsi in passato, di chi non ha le risorse per trasferirsi in una città universitaria e di chi non può permettersi di studiare senza lavorare. Il legislatore, dunque, invece di contrastare, dovrebbe liberalizzare un sistema universitario oggi irrigidito da una fitta regolamentazione, che ostacola qualsiasi tipo di innovazione È indubbio che le società del futuro saranno caratterizzate da un costante ricorso alle telematiche e, già oggi, emerge l'esigenza di essere costantemente aggiornati e capaci di apprendere. In questo senso, va mantenuto un rapporto positivo con l'innovazione didattica, valorizzando le opportunità offerte dalla tecnologia. Contrastare soluzioni didattiche innovative sarebbe irresponsabile: è essenziale, invece, premiare il valore e la competenza, anziché limitarsi a favorire un'unica modalità di insegnamento. Da questo punto di vista, sarebbe un errore obbligare gli atenei telematici ad assumere centinaia di nuovi docenti; la metodologia telematica è del tutto diversa da quella in presenza e i nuovi assunti non sarebbero in alcun modo impiegabili: senza contare che ciò obbligherebbe ad alzare considerevolmente le rette», ha concluso Carlo Lottieri.
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